+

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Accetto la normativa della privacy.

Condifesa Venezia
Condifesa Venezia
Condifesa Venezia
Condifesa Venezia

Peste suina africana: come difendere i nostri maiali

La peste suina africana è una malattia dei suini e dei cinghiali selvatici per la quale non esistono vaccini. Vediamo quindi insieme come tutelare i nostri allevamenti.

Allevamento dei maiali oggi: un susseguirsi di sfide

Qualche tempo fa abbiamo ripercorso insieme a voi le tappe della tradizione veneta dell’allevamento e della macellazione dei maiali. Si tratta di un’usanza familiare rurale che si rinnova ancora, soprattutto all’interno delle nostre aziende agricole, dove siamo molto attaccati ai ricordi e dove esiste talvolta un’economia ancora legata anche alle piccole produzioni.

Negli ultimi anni però le difficoltà sembrano essere sempre maggiori, anche per quanto riguarda l’allevamento limitato degli animali cosiddetti da cortile o da porcile, com’è meglio dire in questo caso. Diciamoci la verità: prima la mucca pazza, poi l’aviaria, ora la peste suina: nuove epizoozie sono sempre in agguato e non mancano di creare problemi, anche gravi, all’interno delle nostre aziende, piccole o grandi che siano.

Per questo oggi vogliamo contribuire nel nostro piccolo a non far abbassare la guardia su quello che sembra essere un vero flagello per l’allevamento dei maiali negli ultimi anni: la peste suina africana.

Peste suina africana: stop all’import dai paesi-focolaio

L’allarme è stato lanciato alla fine dello scorso anno, quando è stato chiesto espressamente di fermare le importazioni di maiali vivi provenienti dai paesi in cui la peste suina infuria imperterrita.

I paesi in cui l’epizoozia è più diffusa stanno attraversando non poche difficoltà, anche di natura economica, È il caso per esempio di alcuni paesi dell’est Europa, che sono poi stati di fatto i primi casi nel nostro continente (Ucraina, Russia europea, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia).

Pur essendo l’origine di questa malattia l’Africa sub-sahariana, una zona dove la peste suina è endemica, alla fine del 2019 essa è diventata un problema serio in ben nove stati membri dell’UE: Belgio, Bulgaria, Slovacchia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania.

Per quanto riguarda invece l’Italia, per ora si registra la malattia esclusivamente in Sardegna (vista anche la presenza massiccia di cinghiali allo stato brado)

Quali sono i sintomi della peste suina africana?

I sintomi della peste suina (ASFV – African Swine Fever Virus) sono molto vari e spesso difficili da identificare perché si possono inizialmente confondere con altre malattie. Il primissimo sintomo è la comparsa di febbre, la debolezza dell’animale e la difficoltà a sollevarsi sulle zampe. A seguire ci sono il vomito e la diarrea (talvolta accompagnata da tracce ematiche).

Spesso la pelle cambia colore in corrispondenza delle orecchie e della coda e dei fianchi assumendo una colorazione rosso-bluastra. Seguono tosse e difficoltà respiratorie.  In genere gli animali periscono entro 10 giorni dal contagio.

 Come avviene il contagio?

La peste suina africana (nota anche con l’acronimo PSA) è una malattia virale che può colpire sia i maiali che i cinghiali e ha un tasso di contagio molto elevato. Esso avviene principalmente attraverso il contatto tra gli individui malati e quelli sani o anche attraverso le carcasse o l’ingestione di rifiuti di cucina contaminati. Il virus infatti persiste per svariati mesi nei resti degli animali morti.

Un pericolo ancora maggiore è rappresentato soprattutto dai cinghiali. Quest’ultimi, vivendo allo stato brado, sono difficilmente controllabili e rischiano di contagiare anche gli allevamenti suini.

La nostra regione ospita un crescente numero di cinghiali in libertà soprattutto sui Colli euganei e Berici e lungo la Pedemontana. Al momento la situazione non è preoccupante, ma va tenuta attentamente controllata.

Infine, per quanto riguarda il contagio, possiamo rassicurare (almeno in parte) i nostri lettori: la peste suina non può essere trasmessa all’uomo

Come tutelarsi dalla peste suina africana?

Vediamo insieme le regole indicate dal Ministero della Salute per limitare al massimo la diffusione della peste suina in Italia.

  • In primo luogo è importante evitare il contatto con gli animali potenzialmente contagiati o provenienti dalle zone focolaio (per questo è impedito il commercio dai paesi coinvolti).
  • Anche il cibo e la lettiera forniti agli animali di allevamento devono provenire da zone sicure e non soggette a focolai. È importantissimo anche non nutrire i maiali con avanzi di cucina o rifiuti di origine umana.
  • È necessario smaltire gli avanzi di cibo a base di carne di maiale o cinghiale riponendoli in contenitori chiusi. Ricordiamo che, in caso di positività, anche quando la carne di maiale viene cotta (o affumicata) il virus è ugualmente presente al suo interno.
  • Se si avvista una carcassa di cinghiale (o un esemplare deperiente) è fondamentale informare subito i Carabinieri Forestali, che provvederanno al suo smaltimento,
  • Non consumare carne di maiale proveniente da allevamenti non certificati.
  • Se si è cacciatori, è necessario essere informati sulle zone focolaio (in modo da evitarle) e adottare tutte le misure igienico-sanitarie per prevenire la diffusione. Le attrezzature e i mezzi di trasporto devono essere idonei e opportunamente trattati. Anche gli stessi vestiti, se sono entrati a contatto con animali positivi, sono un veicolo per il virus. Dopo la caccia è in ogni caso preferibile non venire a contatto con i maiali domestici.
  • Il trasporto degli animali deve essere effettuato attraverso automezzi opportunamente disinfettati prima di ogni viaggio.
  • Gli allevatori devono inoltre prevenire ogni possibile contatto tra i propri capi e gli eventuali suini presenti in libertà. Per questo è importante rafforzare i recinti e le barriere protettive.
  • Gli stessi veterinari sono chiamati a porre maggior attenzione durante le analisi dei capi degli allevamenti. 

Cosa fare se si sospetta un caso di peste suina all’interno del proprio allevamento?

È fondamentale contattare il prima possibile il veterinario. È importante inoltre non trasportare o rimuovere gli animali  sospetti dai loro spazi consueti. Fate anche attenzione a cambiare gli abiti utilizzati all’interno dell’allevamento prima di recarvi in altri spazi, quali ad esempio l’abitacolo del trattore o altro.

L’importanza di tutelarsi dalle epizoozie attraverso le polizze assicurative

Nella speranza che il 2021 sia un anno di contenimento di questa malattia e che i vari paesi prendano provvedimenti seri per contrastarla, vi segnaliamo la possibilità di sottoscrivere specifiche polizze per tutelare i vostri allevamenti, anche suini.

Grazie alle polizze dedicate all’allevamento è infatti possibile proteggere anche il reddito aziendale zootecnico. Ci sono diverse garanzie sottoscrivibili: si possono assicurare i danni economici, diretti e indiretti che derivano dalle ordinanze dell’Autorità Sanitaria emesse a carico dell’allevamento colpito da un focolaio della citata epizoozia o da altre malattie infettive.

Inoltre è possibile la copertura sia dei costi della rimozione delle carcasse, che del loro smaltimento, senza soglia di danno.