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La situazione attuale degli allevamenti dei conigli in Veneto

Gli allevamenti di conigli, fra alti e bassi, sono un settore che in Veneto che resiste non senza difficoltà. Abbiamo raccolto un po’ di dati per capire come si sta evolvendo il mercato ed ecco cosa è emerso.

Una storia che nasce nelle fattorie dei nostri nonni e arriva ai giorni nostri

Gli allevamenti dei conigli, soprattutto quelli di dimensioni ridotte, fanno capolino fin dai primi ricordi della nostra infanzia. Mamme, zie e nonne erano solite infatti allevare i conigli in grandi gabbie metalliche per il consumo familiare. Inizialmente questi esemplari venivano allevati per venderne le pellicce alle concerie, mentre le carni erano utilizzate per il consumo umano. Da questi allevamenti casalinghi derivavano alcuni dei più succulenti piatti della grande tradizione culinaria veneta come il coniglio arrosto.

L’abbandono di gran parte di questi allevamenti rurali ha portato ad un impoverimento delle razze presenti sul territorio che erano state selezionate non solo per la qualità delle carni, ma soprattutto per la varietà del manto. Parte degli allevamenti familiari si sono infatti evoluti in strutture più avanzate e dedicate esclusivamente alla vendita delle pregiate carni.

Al giorno d’oggi la produzione di carne di coniglio in Veneto rappresenta circa il 35,5% della produzione totale nazionale. Si tratta di un primato senza dubbio eccellente e che è per la nostra regione motivo di orgoglio.

Tuttavia i dati non sono pienamente positivi. Nonostante infatti la buona diffusione degli allevamenti, in particolare nelle province di Verona e Treviso, non risultano sostanziali miglioramenti legati alla redditività di quest’ultimi. I motivi sono purtroppo molteplici: da un lato ci sono i prezzi dei capi che risultano troppo bassi rispetto ai costi necessari alla loro produzione.

Dall’altro un problema non da poco è dato dalla concorrenza estera che immette sul mercato italiano un prodotto finito a prezzi molto bassi. In questo modo anche il mercato legato alle carni di coniglio viene compromesso a causa dei grandi numeri (e dei prezzi irrisori) prodotti da paesi come Francia e Ungheria.

Un ulteriore fenomeno che causa un certo limite nei guadagni di questo specifico settore è la difficoltà di sincronizzare le tempistiche della domanda e dell’offerta. Il consumo delle carni di coniglio attraversa infatti dei picchi durante l’anno, che non sempre sono prevedibili. Alcuni di essi sono infatti legati alle festività (v. Pasqua e Natale), altri sono legati all’andamento stagionale. Storicamente il consumo delle carni di coniglio è legato alla stagione fredda e ai pasti domenicali. Ricordiamo che il rendimento ottimale lo si ha quando il capo ha circa 3 mesi d’età, non di più e non di meno. 

Le razze venete

Come anticipato inizialmente le razze di conigli presenti negli allevamenti veneti erano molto varie e riguardavano anche la valorizzazione delle pellicce. Oggi invece gli allevamenti essendo praticamente ad uso esclusivo delle carni, riguarda soprattutto ibridi commerciali.

Tuttavia, grazie a numerosi studi condotti nell’ultimo decennio si sta tentando di recuperare il patrimonio di razze del nostro passato. Fra queste ci sono:

  • Argentato di Champagne
  • Bianca di Vienna
  • Bianco di grossa mole
  • Blu di Vienna
  • Cincillà
  • Comune veneto
  • Focato
  • Fulvo di Borgogna
  • Gigante di Fiandra
  • Lepre belga
  • Nostrano veneto
  • Papillon
  • Rex
  • Russo