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Condifesa Venezia
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Clinto, il vino veneto proibito per legge

Che lo chiamino Clinto, Crinto o Grinton, siamo sicuri che tutti i veneti abbiano ben chiaro di cosa stiamo parlando, non è vero? Capiamo quindi insieme l’origine di questo vino ormai fuori legge e quali siano le caratteristiche che lo hanno reso unico, almeno nei ricordi.

Le origini

In Nord Italia, attorno alla metà dell’Ottocento, i vigneti europei di Vitis Vinifera subirono una grave decimazione a causa della fillossera, un aggressivo insetto fitofago. Per salvare la produzione venne quindi individuata come soluzione l’innesto delle viti europee su radice di viti americane, notoriamente resistenti al parassita. Una via alternativa fu l’introduzione di ibridi produttori diretti,

Caratteristiche

Nella zona del Veneto il più diffuso tra questi vitigni ibridi fu il Clinton, derivante dall’incrocio, avvenuto negli Stai Uniti, tra Vitis Riparia e Vitis Labrusca. Ne venivano distinte due varietà: il Clinto dal grappolo più piccolo e regolare e dal gusto più morbido e il Clintòn dal grappolo più grande e irregolare e dal gusto più deciso.

Le due varietà venivano spesso vinificate insieme, dando vita a un vino profumatissimo e dalla bassa gradazione alcolica, caratterizzato dall’inconfondibile sapore “selvatico” e dall’intenso colore violaceo che lasciava una densa traccia nei bicchieri e ahimè qualche volta anche sulle tovaglie.

Il vino proibito

La diffusione dei vitigni ibridi a scapito della Vitis Vinifera portò alla produzione di vini che potevano costituire un pericolo per la qualità del vino prodotto, Per questo motivo il 23 marzo 1931 venne emanata la legge n. 376 che vietava la coltivazione dei vitigni ibridi e il loro commercio. Il divieto riguardava in modo particolare il Clinton e il Bacò, un incrocio tra vite americana ed europea proveniente dalla Francia.

Pochi anni dopo, con la legge n. 729 del 2 aprile 1936, il divieto venne esteso anche alla Vite Isabella, comunemente nota come Uva Fragola, dalla quale veniva ricavato il Fragolino. La legge ammetteva però la coltivazione per il solo uso familiare, escludendo sempre la commercializzazione.

Un ulteriore inasprimento delle norme fu l’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica del 12 febbraio 1965 che proibiva la vinificazione di uve diverse dalla Vitis Vinifera. Questo provvedimento in particolare scatenò forti proteste da parte dei coltivatori, in seguito alle quali fu emanata la legge n. 207 del 6 aprile 1966 che autorizzava la coltivazione della Vite Isabella al fine di vinificarla e di venderla come uva da tavola.

Negli anni successivi la normativa europea arrivò a fare definitiva chiarezza, vietando espressamente l’inserimento di Clinto, Bacò e Isabella negli elenchi delle uve idonee ad essere vinificate e decretandone l’espianto, tranne nei casi in cui la produzione fosse destinata alla sperimentazione o all’esclusivo consumo familiare.

Ma quindi il Clinto fa male? 

Nel corso degli anni, in seguito ai numerosi divieti, si diffuse la convinzione che il Clinto fosse dannoso per la salute dell’uomo, per una presunta elevata presenza di metanolo.

In realtà, pur essendo possibile che una vinificazione mal condotta porti a una maggior formazione di alcol metilico, se vinificato correttamente il Clinto non presenta valori diversi dai vini “veri”. Inoltre per assorbire qualità di metanolo effettivamente pericolose bisognerebbe bere litri e litri di Clinto al giorno!

Le cause dei divieti sono invece da ricercarsi nella scarsa qualità dei vini ottenibili, caratterizzati spesso  da una bassa gradazione alcolica e quindi da una durata nel tempo molto limitata e dal caratteristico sapore selvatico che pur essendo apprezzato da molti, non è ritenuto accettabile dall’enologia classica. Era inoltre necessario dare una definizione chiara di vino come prodotto della fermentazione alcolica di mosti ottenuti da sole viti europee (Vitis vinifera).

Il Clinto oggi

Al giorno d’oggi il Clinto, pur essendo illegale da decenni, vanta ancora numerosi estimatori, Ne sono la prova le manifestazioni organizzate in tutto il Veneto, tra le quali ricordiamo la Festa del Clinto che si tiene in giugno a Villaverla, in provincia di Vicenza. Un’occasione di ritrovo per nostalgici e appassionati. Un momento per ritrovarsi assieme e richiamare alla mente i ricordi di una vecchia casa di campagna dove i nostri nonni, seduti attorno al tavolo, inzuppavano il pane in un bicchiere di buon Clinto.