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CIMICE ASIATICA: NUOVI MEZZI IN ARRIVO

Le ricerche contro la cimice asiatica proseguono. Un’interessante iniziativa è la proposta di instituire un fondo regionale di mutualità, realizzato in collaborazione con i Consorzi di difesa delle colture.

Una sfida ancora aperta

Stiamo parlando sempre di lei, la Halyomorpha Halys, conosciuta comunemente come cimice asiatica. Presente in Italia sin dal 2012, in pochi anni si è diffusa provocando ingenti danni in tutta Italia. Il 15 Giugno 2020 è stato liberato in Veneto il primo esercito di vespe Samurai per combattere la cimice. L’intento attuale è di realizzare un contrasto biologico della cimice, evitando il più possibile l’impiego di sostanze chimiche.

I recenti studi 

Nel novembre 2020 i Servizi Fitosanitari della Regione Veneto, hanno eseguito delle ricerche, coordinate dal dottor Gabriele Zecchin. Hanno analizzato i dati raccolti nell’anno 2020 in collaborazione con l’Università di Padova. Il progetto di ricerca, del valore di €62.750, si è concentrato su:

  • preferenze della cimice rispetto alle diverse tipologie di colture;
  • individuazione di strumenti antagonisti non chimici, in particolare controllo biologico, reti anti-insetto, catture di massa;
  • test su prodotti naturali repellenti verso la cimice asiatica;

I principali danni ai fruttiferi causati dalla cimice riguardano la coltivazione di pero, pesco, nocciolo, melo, kiwi, noce ed albicocco. Danni significativi hanno riguardato anche altre colture come soia, orticole, piccoli frutti, cereali e leguminose.

Lo strumento principale di controllo biologico individuato è il Trissolcus Japonicus, un parassitoide delle uova, che è già stato lanciato in Veneto dal 16 giugno 2020. Anche le reti anti-insetto si sono dimostrate efficaci, soprattutto quelle monofilari bianche.

Infine dalle ricerche emerge che il Totem (trappola con feromone, pannelli adesivi, vasca con acqua saponata) può essere un utile strumento di cattura massale.

In merito a tale ricerca, l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan ha dichiarato:Il lavoro dei ricercatori dell’Università di Padova e dei Servizi Fitosanitari della Regione Veneto ha consentito di mappare la presenza di questo insetto nel nostro territorio, di osservarne l’evoluzione e di indicare possibili strategie di contenimento. Perciò, dopo aver finanziato il monitoraggio, ora la Giunta regionale è pronta a finanziare il progetto di ricerca sperimentale, che consentirà di mettere a punto strumenti e strategie di contenimento e/o di disinfestazione”.

La proposta della regione Veneto

La Regione Veneto in attesa di nuove soluzioni è impegnata a sostenere gli investimenti finalizzati alla difesa attiva. L’Assessore Pan afferma: ”Gli acquisti di reti antinsetto e la loro collocazione sono ammessi a contributo con una aliquota variabile dal 40 al 60% della spesa, a seconda dei soggetti e delle zone interessate”. Soltanto attraverso la ricerca e la sperimentazione sarà possibile individuare la via migliore per contrastare la diffusione di questa specie infestante.

Ma l’aspetto più innovativo del piano – sottolinea l’Assessore – sta nella proposta di uno strumento per garantire il reddito degli agricoltori nei confronti dei danni causati da insetti ‘alieni’: di fronte alle gravi perdite subìte dai frutticoltori e dalle altre colture agricole e all’impossibilità di prevedere indennizzi pubblici diretti, stiamo studiando un fondo regionale di mutualità, supportato dalla Regione, da realizzarsi in collaborazione con i Consorzi di difesa delle colture. Se questo strumento otterrà l’adesione di almeno qualche centinaio di produttori, crediamo possa raggiungere i parametri di sostenibilità e fornire quindi un ombrello finanziario che assicuri una riduzione del livello di rischio per le aziende agricole”.