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In cerca di pascoli nuovi: la tradizione secolare della transumanza

Da latino “trans”, attraverso e “humus”, terreno: transitare sui luoghi. La transumanza è una delle prassi più diffuse nella pastorizia tradizionale, si tratta dello spostamento periodico delle greggi e del bestiame che avviene due volte l’anno.

In Primavera si conducono le mandrie verso i pascoli in alpeggio ed in Autunno si procede con il loro ritorno nelle pianure più miti. Lo spostamento di greggi, accompagnati da cani e alle volte anche da cavalli, è un rito che si ripete da secoli. Ecosistema e clima sono i presupposti principali per assicurare al bestiame un buon pascolo fresco e un ambiente ottimale per tutto l’arco dell’anno.

L’origine della tradizione

Si ritiene che la transumanza fosse praticata sin dalla preistoria, tuttavia le prime fonti certe che la descrivono risalgono al III sec. a. C., quando nel Sud Italia la crisi delle strutture agricole, provocate dalle guerre puniche, portarono alla formazione di grandi latifondi destinati all’allevamento ovino.

Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Carpazi, Balcani e Italia sono i Paesi in cui veniva praticata con regolarità. In Italia la transumanza ha interessato nel passato principalmente le civiltà insediate lungo l’arco appenninico centro-meridionale, influenzandone fortemente la storia, lo sviluppo economico e culturale.

La transumanza avveniva lungo le strade pubbliche al bordo delle quali le pecore potevano pascolare, ma specialmente lungo i tratturi, grandi vie d’erba sulle quali viaggiavano anche per qualche centinaio di chilometri greggi, pastori e cani. Lungo i tratturi, presso i corsi d’acqua, vi erano le aree di servizio, o riposi, piane ricche d’erba ed acqua dove le pecore potevano sostare fino a tre notti. I tratturi costituivano le direttrici della transumanza ed erano larghi fino a 111 metri: da essi si dipartivano poi i tratturelli, che servivano da smistamento ed erano collegati tra loro da bracci larghi circa 18 metri e mezzo.

Nel corso degli anni si sviluppò un’interessante rete artigianale e commerciale di prodotti e servizi annessi a questa pratica. Il declino della transumanza si fece poi sentire intorno al 1800, anche grazie a nuove regolamentazioni che trasformarono le aree solcate dei tratturi in terre coltivabili.

Transumanza orizzontale e verticale

A seconda delle condizioni ambientali ed economiche, la transumanza può essere di tipo orizzontale, detta anche mediterranea, e verticale, o alpina.

La prima è tipica delle zone del Mediterraneo, più precisamente di quelle regioni nelle quali si alternano zone montuose coperte da neve in inverno (e quindi in grado di conservare e assorbire umidità capace di nutrire i pascoli poi in estate) e pianure aride nella stagione estiva che possono offrire un buon pascolo in autunno, inverno e primavera.

La transumanza verticale è detta anche alpina, poiché viene effettuata lungo tutto l’arco alpino a quote e dislivelli importanti. In inverno e primavera, il bestiame pascola a fondovalle oppure viene foraggiato nelle stalle. Dalla fine di giugno, invece, viene fatto migrare nelle zone di alpeggio dove rimarrà fino a settembre inoltrato. In entrambi i casi, gli spostamenti delle greggi possono interessare un ambito territoriale molto ristretto o, all’occorrenza, aree geografiche anche molto estese e distanti tra loro.

Da memoria contadina a Patrimonio Unesco

Al giorno d’oggi la pastorizia transumante viene praticata soltanto da pochi allevatori e le greggi viaggiano ormai su camion e autotreni, riducendo il tempo di trasferimento e consentendo un grande risparmio di energie.

Tuttavia negli ultimi anni, la transumanza ha visto un’importante evoluzione, trasformandosi in un vero e proprio evento folkloristico. Questo rito attrae turisti e cittadini da ogni dove, che accorrono lungo le strade ad accogliere gli animali accompagnati da pastori, allevatori e le loro famiglie in abiti tradizionali. Anche gli stessi animali vengono adornati con fiori e campanacci, vengono intonati canti e balli lungo tutto il tragitto.

La transumanza a dicembre 2019 ha raggiunto un traguardo importante: è stata proclamata dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un riconoscimento che conferma il valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia, la quale si concentra nelle zone svantaggiate e oggi garantisce la salvaguardia di ben 38 razze a vantaggio della biodiversità del territorio nazionale.

Il Veneto, ora, può finalmente far valere la legge regionale che implementa “le vie dei pascoli”, che si snodano lungo i fiumi, incontrano memorie contadine e una florida bellezza paesaggistica, con lo scopo di conservare le tradizioni e sviluppare un turismo sostenibile ed esperienziale.