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È in arrivo il nuovo piano di gestione del rischio 2021!

Apriamo il nuovo anno con un aggiornamento molto positivo: è arrivato il nuovo Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura per il 2021, al suo interno un nuovo elemento che promette di semplificare e tutelare gli imprenditori agricoli. Tutti i dettagli nel nostro articolo.

La necessità di nuovo piano di gestione dei rischi

Non è senz’altro necessario ripetere o ricordare come sia stato e sia ancora fondamentale il ruolo dell’agricoltura nella nostra economia. Gli ordinari  problemi legati ad un’attività all’aperto, esposta da sempre a  condizioni non totalmente prevedibili,  hanno sempre messo alla prova la tenuta delle nostre aziende.  Negli ultimi anni però il fenomeno sembra essersi decisamente acutizzato, complici le nuove fitopatie e i cambiamenti climatici dettati dall’inquinamento atmosferico.

Risulta difficile mantenere una produzione agricola con numeri positivi e prezzi sufficientemente remunerativi per i produttori. Si fa sentire anche la concorrenza di paesi terzi, che operano spesso con costi e regole con cui difficilmente si può competere, Con queste premesse sul finire del 2020, è stato approvato il Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura per il 2021.

I vantaggi del nuovo piano di gestione dei rischi 2021

L’obiettivo del piano è quello di ampliare la disponibilità degli strumenti a disposizione degli imprenditori agricoli per tutelare i frutti del loro lavoro. Come ha dichiarato la ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova: “La gestione del rischio è uno dei pilastri fondamentali per garantire concreta tutela del reddito ai nostri agricoltori. Progredire su questo fronte significa consentire a tutta la nostra agricoltura di compiere un passo in avanti verso la produzione di cibo sano, sicuro e sostenibile.

Le calamità di tipo climatico o causate dalle fitopatie sono un problema che attanaglia la nostra agricoltura. Le aziende agricole, che mai come nel 2020 hanno dimostrato un ruolo strategico per il nostro Paese, devono essere messe nelle condizioni di operare serenamente, potendo contare su un reddito stabile senza i rischi delle incognite derivanti dalle malattie o dall’andamento climatico”.

Con il nuovo piano si rafforza quindi l’importanza, oltre che dei mezzi assicurativi tradizionali, anche delle polizze innovative, dei fondi di mutualizzazione, fino ad arrivare agli strumenti settoriali per la stabilizzazione dei redditi con una spinta in avanti senza precedenti.

Tra le novità del piano per il 2021 c’è l’allargamento della lista di fitopatie e di infestazioni assicurabili. Tra queste ci sono la maculatura bruna, la carpocapsa del melo e del pero, la mosca dell’olivo, la mosca del ciliegio, la tignola orientale del pesco e la ricamatrice del melo.

Il piano inoltre integra le colture e le tipologie assicurabili con l’aggiunta dell’uva da vino DOP e IGP sotto impianto antibrina.

Infine, per ampliare la platea di imprese e agricoltori che possano avvalersi degli strumenti di stabilizzazione del reddito settoriale, tra i settori ammessi a contribuzione pubblica sono stati introdotti la risicoltura e la suinicoltura, attivabili solo a seguito di modifica del PSRN 2014-2020.

Come si valutano i rischi: cosa cambia grazie agli standard value?

Le nuove disposizioni ministeriali prevedono una diversa condizione di calcolo del valore assicurato ammissibile a contributo. Il vecchio sistema di calcolo viene sostituito da un nuovo sistema chiamato «standard value».

Questo significa che ci sarà un valore definito (ad ettaro) per “aggregato prodotto” . Tale valore, moltiplicato per la superficie grafica, diventerà il valore ammissibile a contributo; fatta salva la possibilità per ogni singola impresa agricola di documentare ricavi (resa e prezzo) superiori, effettivi, ordinari.

Il calcolo dell’effettivo valore di ciascuna tipologia (standard value) è stato affidato ad Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). Essa entro fine gennaio elaborerà tutti gli standard value da applicarsi alle coperture assicurative e mutualistiche 2021,  relativamente a ciascuna specie coltivata, in funzione dei prezzi di mercato, della presenza sul territorio delle diverse cultivar e delle rese ordinarie medie tipiche della zona.

Il fine è quello di facilitare i controlli relativi al contributo limitandosi a verificare che i valori assicurati, presenti in ogni certificato di un determinato prodotto, non superino il valore dello “standard value” moltiplicato per la relativa  superfice. In caso contrario, è obbligo delle aziende presentare idonea documentazione che attesti il valore superiore della propria produzione.

Quest’impostazione comporta che dal 2021 molto probabilmente non ci sarà più il decreto prezzi (in cui venivano identificati i prezzi massimi assicurabili per ogni coltura/varietà) essendo appunto sostituito da un decreto che si limita a riportare l’indicazione degli “standard value” per gruppo di prodotto.

Non ci resta quindi che attendere per conoscere i dettagli dei valori standard dei ricavi assicurabili ad ettaro!